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27 settembre 2024bois de palo santo naturel

Il Palo Santo in pericolo?

Autore: Benoit PETIT Aggiornato il 12/10/2026

Il Palo Santo è in pericolo? Comprendere le sfide della sua conservazione in Perù

Il Palo Santo, chiamato anche « legno sacro », è molto più di un semplice legno aromatico. Originario del Sud America, in particolare del Perù e dell’Ecuador, è apprezzato per il suo profumo legnoso e leggermente agrumato, così come per le tradizioni spirituali e i rituali di fumigazione a cui è associato. Ma dietro questo piccolo bastoncino di legno si nasconde una realtà molto più complessa. Il Palo Santo proviene da un albero che cresce naturalmente nelle foreste secche del Sud America, ecosistemi fragili il cui equilibrio dipende da numerose specie vegetali e animali. Con la crescente popolarità del Palo Santo nel mondo, si pone una domanda essenziale: il Palo Santo è in pericolo?

Bois de Palo Santo

La risposta è sì, in alcune regioni, e in particolare in Perù, dove la specie Bursera graveolens gode di uno status di protezione particolarmente elevato. Ma ciò non significa che ogni utilizzo o commercializzazione del Palo Santo sia necessariamente incompatibile con la sua conservazione.

Tutto dipende dalla sua origine, dalle condizioni di raccolta, dal rispetto della normativa e dalla tracciabilità del legno. Da Veegreen abbiamo voluto comprendere queste sfide direttamente alla fonte. Siamo quindi partiti per il nord del Perù, nella regione di Piura, per incontrare le comunità che conoscono e lavorano il Palo Santo da generazioni.

Questo viaggio ci ha permesso di scoprire il suo ambiente naturale, le diverse fasi della sua trasformazione e le realtà umane che si celano dietro questa materia.

Guarda il nostro reportage in Perù

01 Il suo ambiente naturale

L’ambiente naturale del Palo Santo: le foreste secche del Sud America

Il Palo Santo, il cui nome botanico è Bursera graveolens, cresce naturalmente in diverse regioni del Sud America. In Perù lo si trova in particolare nelle foreste tropicali secche del nord del paese. Contrariamente all’immagine che a volte ci si fa di una foresta tropicale, questo ambiente non assomiglia a una giungla fitta e umida.

I paesaggi sono spesso aridi, con terreni secchi, rilievi rocciosi e una vegetazione adattata a lunghi periodi senza pioggia. Durante il nostro viaggio nella regione di Piura, abbiamo scoperto questi paesaggi particolari, dove gli alberi devono convivere con condizioni climatiche a volte difficili.

Forêt sèche du Pérou où pousse le Palo Santo

Un albero adattato a un ecosistema fragile

Il Palo Santo fa parte delle specie in grado di svilupparsi in questo ambiente. Come gli altri alberi della foresta secca, partecipa al funzionamento di un ecosistema in cui ogni elemento ha la sua importanza. Gli alberi contribuiscono in particolare alla protezione del suolo e offrono risorse o habitat a diverse specie animali. La conservazione del Palo Santo non riguarda quindi solo la disponibilità del suo legno aromatico.

Proteggere il Palo Santo significa anche proteggere le foreste secche in cui cresce e la biodiversità che le accompagna.

Perché il tempo è così importante per il Palo Santo?

Il Palo Santo è una risorsa naturale la cui produzione dipende da cicli biologici che non possono essere accelerati a piacere. L’albero deve innanzitutto crescere e svilupparsi nel suo ambiente. Nelle filiere peruviane autorizzate, il legno destinato allo sfruttamento proviene da alberi morti naturalmente, da rami caduti e da residui legnosi il cui recupero è regolamentato. I professionisti locali prestano particolare attenzione allo stato del legno e alle sue caratteristiche aromatiche. Il suo profumo naturale è in particolare legato ai composti aromatici presenti nella materia.

Palo Santo dans son environnement naturel

Per questo il Palo Santo non può essere considerato una semplice materia prima industriale, disponibile senza limiti. Il suo sfruttamento dipende direttamente dalla disponibilità della risorsa nel suo ambiente naturale.

02 Comprendere il suo statuto

Il Palo Santo è davvero una specie in pericolo?

Palo Santo au Pérou

È una domanda che suscita molti interrogativi. A volte si legge che il Palo Santo non è minacciato, mentre altre fonti affermano che sarebbe vicino alla scomparsa. La realtà richiede di distinguere tra le specie, i territori e le classificazioni utilizzate.

In Perù, il Palo Santo è classificato « in pericolo critico »

In Perù, Bursera graveolens figura nella categoria « In pericolo critico » della classificazione nazionale delle specie di flora selvatica minacciate. Il SERFOR, l’autorità forestale nazionale peruviana, ricorda questa classificazione nelle sue comunicazioni. Questo statuto è importante: testimonia la volontà di proteggere la specie sul territorio peruviano e di regolamentarne lo sfruttamento. Non bisogna tuttavia confondere una classificazione nazionale con una valutazione globale. Lo statuto di una specie può essere diverso a seconda della scala geografica considerata.

Perché il Palo Santo è minacciato?

Diversi fattori possono indebolire le popolazioni naturali di Palo Santo. Uno dei principali problemi individuati in Perù è lo sfruttamento illegale del legno. Quando degli alberi vengono abbattuti senza autorizzazione o quando del legno viene estratto e commercializzato al di fuori delle regole stabilite, aumenta la pressione esercitata sulle popolazioni naturali.

Anche il degrado delle foreste secche costituisce una sfida importante. Le modifiche nell’uso del territorio, la scomparsa di habitat naturali e le difficoltà di rigenerazione possono indebolire gli ecosistemi in cui cresce il Palo Santo. La domanda internazionale aggiunge una dimensione supplementare a questa problematica. Più il legno diventa ricercato, più è necessario controllare la sua origine e le condizioni in cui viene recuperato.

La vera sfida non è dunque solo la popolarità del Palo Santo, ma il modo in cui questa domanda viene soddisfatta.

Lo sfruttamento illegale del Palo Santo esiste ancora

I controlli effettuati dalle autorità peruviane mostrano che questo problema non appartiene solo al passato. Nel maggio 2024, il SERFOR ha in particolare annunciato il sequestro di 1.970 chilogrammi di Palo Santo di origine illegale. Queste operazioni dimostrano anche che esistono mezzi per identificare e combattere le filiere illegali. Ricordano perché la tracciabilità del legno sia essenziale: un Palo Santo venduto sul mercato internazionale non dovrebbe essere presentato soltanto come naturale o autentico, ma la sua origine legale deve poter essere giustificata.

03 Una filiera responsabile

Perché l’acquisto etico di Palo Santo è essenziale?

Di fronte a queste sfide, la scelta di un Palo Santo proveniente da una filiera responsabile acquista tutto il suo significato. Ma cosa significa davvero acquistare un Palo Santo etico? Non basta che il legno provenga dal Perù o che abbia un profumo piacevole. Occorre anche interessarsi al suo metodo di raccolta, al suo percorso e alle persone che partecipano alla sua lavorazione.

Privilegiare il legno morto in modo naturale

In Perù, la normativa applicabile allo sfruttamento autorizzato di Bursera graveolens si basa sul recupero di legno proveniente da alberi morti o caduti naturalmente, nonché di rami e residui legnosi autorizzati.

L’abbattimento di alberi vivi per sfruttarne il legno non rientra in questo quadro.

Questa distinzione è fondamentale. Il recupero regolamentato di legno morto permette di valorizzare una risorsa esistente senza che sia necessario abbattere alberi vivi per soddisfare la domanda commerciale. Ciò non significa però che ogni prelievo di legno morto sia automaticamente privo di conseguenze per l’ambiente. In una foresta, il legno morto partecipa anche ai cicli naturali della materia organica e può servire da habitat a diverse specie. Per questo le quantità recuperate e le zone di sfruttamento devono essere regolamentate.

Rispettare i cicli naturali della foresta

Uno sfruttamento responsabile deve tenere conto della capacità dell’ecosistema di mantenere le sue popolazioni di alberi. La quantità di legno disponibile non può essere determinata unicamente in funzione della domanda commerciale. Deve essere valutata sulla base della risorsa realmente presente e delle regole di gestione applicabili. Questo approccio è essenziale per evitare che un’attività economica dipenda da una pressione eccessiva esercitata sulle foreste.

04 Comunità locali

Preservare il Palo Santo significa anche sostenere le comunità locali

Il Palo Santo ha anche una importante dimensione umana. Nel nord del Perù, la sua raccolta e la sua lavorazione possono rappresentare un’attività economica per le comunità che lavorano questa risorsa. Dietro ogni bastoncino ci sono diverse fasi: l’identificazione del legno, il suo recupero, la sua selezione, il trasporto, il taglio, la sagomatura, l’essiccazione e il confezionamento. Queste operazioni richiedono tempo, esperienza e una conoscenza particolare della materia. Durante il nostro viaggio nella regione di Piura, abbiamo incontrato persone che partecipano a questo lavoro da molti anni. Abbiamo così scoperto che il Palo Santo non è soltanto un prodotto destinato all’esportazione.

È anche una risorsa legata a un territorio, ad attività locali e a saperi tramandati nel tempo.

Bisogna tuttavia essere precisi: non ogni commercializzazione di Palo Santo va automaticamente a beneficio delle comunità locali. La ripartizione del valore economico, le condizioni di lavoro e le relazioni commerciali sono anch’essi elementi importanti di una filiera responsabile.

05 La nostra esperienza

Veegreen: capire l’origine del nostro Palo Santo direttamente in Perù

In Veegreen, riteniamo che un prodotto naturale acquisti un’altra dimensione quando si conosce la sua origine. È questa convinzione che ci ha portati a viaggiare fino al nord del Perù. Il nostro obiettivo era scoprire l’ambiente naturale del Palo Santo, ma anche comprendere le diverse fasi che permettono di trasformare questa materia in bastoncini aromatici.

Il nostro viaggio nella regione di Piura

Sul posto, abbiamo scoperto le foreste secche in cui cresce Bursera graveolens. Abbiamo inoltre incontrato una comunità specializzata nella lavorazione del Palo Santo. Questa esperienza ci ha permesso di comprendere meglio le conoscenze necessarie per identificare e selezionare il legno. Abbiamo poi seguito diverse fasi della sua trasformazione. Il legno recuperato deve essere selezionato, preparato, tagliato e sagomato prima di diventare lo stick che conosciamo. Questo lavoro richiede un’attenzione particolare alla qualità della materia e alle sue caratteristiche.

Dall’albero allo stick: un lavoro umano spesso sconosciuto

Quando si tiene un bastoncino di Palo Santo tra le mani, è difficile immaginare tutte le fasi che hanno preceduto la sua commercializzazione. Eppure, ciascuna di esse ha un ruolo. La conoscenza della foresta permette di identificare la risorsa. La selezione del legno contribuisce a determinare i pezzi adatti alla sua lavorazione. Il taglio e la sagomatura permettono poi di ottenere bastoncini utilizzabili. Questa successione di operazioni dimostra che il Palo Santo non si riduce a una materia prima prelevata dalla natura. È anche il risultato di un lavoro umano.

Perché la tracciabilità è al cuore del nostro approccio?

Il nostro viaggio in Perù rientra nella volontà di comprendere meglio la provenienza delle materie prime che proponiamo. In Veegreen, prestiamo particolare attenzione all’origine del nostro Palo Santo e alle condizioni in cui viene preparato. Desideriamo privilegiare un rapporto diretto con gli attori della filiera e una migliore comprensione delle pratiche locali. Questo approccio non esonera evidentemente dal rispetto degli obblighi normativi. Deve anzi accompagnarsi a un’attenzione verso i documenti che permettono di giustificare la provenienza legale del legno.

Per noi, conoscere l’origine di una materia è un primo passo indispensabile per costruire una relazione di approvvigionamento più trasparente.

06 Protezione & futuro

Il SERFOR: qual è il suo ruolo nella protezione del Palo Santo?

Quando ci si interessa alla normativa sul Palo Santo in Perù, un organismo ricorre regolarmente: il SERFOR.

Il SERFOR, ovvero Servicio Nacional Forestal y de Fauna Silvestre, è il Servizio nazionale delle foreste e della fauna selvatica del Perù. Questa autorità pubblica interviene nella regolamentazione della gestione delle risorse forestali e della fauna selvatica. Il suo ruolo è particolarmente importante per una specie protetta come Bursera graveolens.

Uno sfruttamento regolamentato dalla normativa peruviana

Il Palo Santo non può essere raccolto e commercializzato liberamente senza tener conto delle regole applicabili. In Perù, il suo sfruttamento legale si basa su autorizzazioni e documenti che permettono di regolamentare il recupero e la circolazione del legno. La normativa mira in particolare a contrastare l’abbattimento illegale di alberi vivi e a limitare i prelievi non autorizzati. I piani di gestione e i controlli permettono di monitorare meglio le quantità di legno sfruttate.

Riforestazione e restauro: preparare anche il futuro del Palo Santo

La protezione del Palo Santo non si basa unicamente sui controlli. In Perù, il SERFOR partecipa anche a iniziative di restauro degli ecosistemi forestali e sostiene progetti volti a favorire la rigenerazione e la piantagione di specie forestali nei territori interessati. Per il Palo Santo, questa visione a lungo termine è particolarmente importante: proteggere gli alberi presenti oggi deve andare di pari passo con il restauro delle foreste secche e il rinnovamento della risorsa per le generazioni future. Queste iniziative hanno anche una dimensione umana. Preservare durevolmente il Palo Santo permette di mantenere attorno a questa risorsa un’attività locale e saperi specializzati. Le comunità che conoscono la foresta, recuperano il legno autorizzato e partecipano alla sua lavorazione sono quindi direttamente interessate alla sopravvivenza della specie.

Una protezione che permette di guardare al futuro

La classificazione del Palo Santo tra le specie minacciate non significa quindi che il suo futuro sia compromesso. Permette invece di richiamare l’attenzione sul suo valore e di rafforzare le misure destinate a proteggerlo.

Regolamentazione del raccolto, lotta contro le filiere illegali, monitoraggio della risorsa, restauro delle foreste e coinvolgimento delle comunità locali: queste diverse azioni perseguono un unico obiettivo, permettere al Palo Santo di continuare a crescere nel suo ambiente naturale mantenendo i saperi e le attività ad esso collegati.

Il Palo Santo è quindi una risorsa da proteggere con attenzione, ma anche una risorsa attorno alla quale attori locali e istituzionali lavorano per costruire un futuro sostenibile.

Controlli e metodi in continua evoluzione

Nel novembre 2025, il SERFOR ha annunciato lavori nella regione di Piura volti a migliorare il metodo di calcolo delle quantità di Palo Santo recuperate. L’obiettivo era in particolare collegare meglio il volume degli alberi morti, dei rami e dei residui legnosi al loro peso reale. Questi lavori mirano a rafforzare il monitoraggio delle quantità sfruttate e a contrastare l’estrazione illegale. Dimostrano soprattutto che la gestione del Palo Santo continua a evolversi: conoscenze scientifiche, normativa, restauro degli ecosistemi, controlli ed esperienza delle comunità locali possono progredire insieme.

07 Scegliere con trasparenza

Come riconoscere un Palo Santo etico e responsabile?

Non è sempre facile conoscere l’origine esatta di un pezzo di Palo Santo al momento dell’acquisto. Alcuni elementi possono tuttavia aiutare a valutare la trasparenza di un venditore.

01

Verificare la specie botanica

Il nome « Palo Santo » può designare materie aromatiche diverse a seconda dei paesi e dei contesti. Per il Palo Santo tradizionalmente commercializzato sotto forma di bastoncini in Perù, il nome botanico da cercare è Bursera graveolens.

02

Conoscere il paese e la regione d’origine

La dicitura « origine Sud America » resta relativamente vaga. Un venditore trasparente dovrebbe poter comunicare il paese d’origine del suo legno e, quando questa informazione è disponibile, la sua regione di provenienza. Nel caso del Palo Santo peruviano, Piura svolge un ruolo importante nella filiera.

03

Informarsi sulle condizioni di raccolta

È opportuno chiedere se il legno proviene da alberi morti naturalmente e se è stato recuperato nell’ambito di uno sfruttamento autorizzato. Questa informazione è più utile di una semplice dicitura « naturale » su una confezione.

04

Cercare informazioni sulla tracciabilità

Un fornitore serio deve poter spiegare le grandi tappe del suo approvvigionamento. I documenti normativi appropriati costituiscono un elemento importante per giustificare la provenienza legale del legno.

05

Non fidarsi solo dell’aspetto

Il colore, l’odore e l’aspetto del legno possono variare in base alle caratteristiche naturali della materia. La trasparenza sulla sua origine e sul suo approvvigionamento resta un indicatore molto più pertinente.

06

Interessarsi alle persone che lavorano il legno

Chi raccoglie il legno? Chi lo trasforma? Quali relazioni esistono tra i diversi attori della filiera? Queste domande permettono di andare oltre gli argomenti di marketing per comprendere meglio la realtà del prodotto.

08 Preservare e trasmettere

Preservare il Palo Santo: un equilibrio tra tutela della foresta e attività locale

La questione della preservazione del Palo Santo non può ridursi a una contrapposizione tra commercio e tutela della natura. In alcune regioni del Perù, il legno rappresenta anche una risorsa economica per le comunità locali. Una filiera legale e correttamente regolamentata può contribuire a valorizzare il know-how e a generare reddito. Questo equilibrio presuppone il rispetto delle regole di sfruttamento, il controllo delle quantità prelevate, la lotta contro i circuiti illegali e la salvaguardia degli habitat naturali. Le iniziative di restauro e di rinnovamento della risorsa offrono qui una prospettiva essenziale: l’obiettivo non è soltanto gestire il Palo Santo disponibile oggi, ma anche favorire la presenza della specie nelle foreste di domani.

Preservare il Palo Santo significa proteggere un albero, ma anche un territorio, un know-how e un’attività che può continuare a trasmettersi di generazione in generazione.

In conclusione: il Palo Santo è in pericolo?

Sì, Bursera graveolens è classificato «in pericolo critico» in Perù. Ma questa constatazione non deve portare a pensare che il futuro del Palo Santo sia necessariamente cupo.

Questo status permette proprio di riconoscere la fragilità della risorsa e di rafforzarne la regolamentazione. In Perù, il recupero legale del legno morto, i controlli contro lo sfruttamento illegale, il miglioramento della tracciabilità, le iniziative di restauro delle foreste e il coinvolgimento delle comunità locali costituiscono altrettante leve per preservare la specie.

La sfida consiste quindi nel trovare un equilibrio: proteggere abbastanza il Palo Santo da permettere alla specie e al suo ambiente di perdurare, consentendo al tempo stesso alle comunità specializzate di continuare a valorizzare le proprie conoscenze e il proprio lavoro in un quadro responsabile.

Da Veegreen, il nostro viaggio nella regione di Piura ci ha permesso di scoprire questa realtà da vicino, sul campo. Abbiamo incontrato persone che conoscono il Palo Santo, il suo ambiente e i gesti necessari alla sua lavorazione.

Questa esperienza ha rafforzato la nostra convinzione: per apprezzare pienamente una materia naturale, bisogna anche capire da dove viene, come viene protetta e chi contribuisce a far vivere la sua storia.

Il Palo Santo è una risorsa preziosa che merita la nostra attenzione, ma la sua storia è anche quella di una mobilitazione per la sua preservazione. Tra tutela delle foreste, restauro, regolamentazione e know-how locali, la sfida è ora permettere a questo legno emblematico di continuare ad attraversare le generazioni.